di Caterina Palumbo - foto Federico Buongiorno

La storia di Angelo: l'intagliatore delle "troccole" che suonano a Taranto nella settimana santa
TARANTO - Maniglie di ferro che battono su tavole di legno decorate con foglie di acanto, chiocciole, gigli e cozze di San Giacomo. Questo è il suono della settimana santa in molte città del Salento, lì dove, durante le celebrazioni della Pasqua, domina il ritmo della “troccola”: un antico strumento liturgico portato in Puglia dagli Aragonesi e utilizzato sin dal XVI secolo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

A realizzare questi raffinati manufatti musicali sono rimasti pochissimi artigiani. Tra questi, a Taranto, c’è il 63enne Angelo Solito, maestro intagliatore che da più di trent’anni sagoma pezzi di cirmolo, ulivo e fragno per dar vita alla protagonista indiscussa delle processioni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Siamo così andati a trovare Angelo nella sua bottega del rione Tamburi di Taranto per scoprire il mondo della troccola (vedi foto galleria).Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Siamo al civico 30 di via Masaccio, nel quartiere dell’Ilva. Qui, nella cantinola di un complesso residenziale, opera il signor Solito. Entrando ci ritroviamo in un piccolo ambiente colmo di piccoli attrezzi, torni, seghe, mole, troncatrici e manufatti in legno a carattere religioso, poggiati su tavoli, sedie o affissi alle pareti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Angelo sta lavorando. Con la mazzuola stretta nella mano sinistra lo vediamo battere sulla sgorbia (un particolare scalpello) incidendo una tavola di fragno pugliese. È alle prese con la riproduzione di una troccola appartenente alla chiesa di San Domenico di Taranto, commissionatagli da un fedele residente negli Stati Uniti. Nel corso degli anni del resto lui ha realizzato svariati strumenti, uno persino richiesto dal Museo internazionale dei riti religiosi di Vallaloid, in Spagna.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Sono nato nella città vecchia di Taranto – esordisce il maestro –: lì dove il venerdì santo ogni singola chiesa, anche la più piccola, organizzava un corteo religioso. I confratelli appartenenti alle varie congreghe facevano sfilare vari simulacri come statue, dipinti e gonfaloni intorno al perimetro del luogo di culto. Ed era proprio il ritmo della troccola a scandire le processioni, percossa con impeto da un “troccolante”. Un suono questo che ha accompagnato tutta la mia vita, visto che a soli 14 anni sono diventato confratello della Chiesa del Carmine».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Oggi a Taranto le processioni sono organizzate solo da due chiese. La prima è quella di San Domenico Maggiore che utilizza proprio una troccola realizzata da Angelo, la seconda è la chiesa del Carmine che presto sostituirà lo strumento costruito nel 1874 dall’intagliatore Caso con un manufatto di Solito.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma come ha iniziato Angelo a intagliare il legno? «Il mio primo maestro è stato il signor Vito a Taranto – spiega -. Con lui riparavo però solo i piedi dei pianoforti. Poi una volta trasferitomi per lavoro a Pistoia ho frequentato per sette anni la bottega di un intagliatore locale di nome Edmondo. Infine a Firenze ho affiancato il maestro Mauro Pieroni, specializzato in intaglio araldico e con lui ho iniziato ad amare il barocco. Tutte conoscenze che mi sono servite poi, una volta tornato a Taranto, per specializzarmi nella creazione di oggetti legati al “mio” mondo, quello religioso».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Ma è arrivato il momento di ammirare uno di questi strumenti. Il maestro ci mostra una troccola che è la riproduzione di quella realizzata per la chiesa del Carmine. Ha forma rettangolare, lunga 65 centimetri e larga 21. È di color noce, con intagli ornamentali a forma di spirale (chiamati “chiocciole”) e altri che rappresentano foglie d’acanto, cozze di San Giacomo e gigli. Presenta poi borchie e battenti a forma di maniglia in ottone nichelato.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«I miei sono pezzi unici e inimitabili perché non mi avvalgo dell’ausilio del pantografo che serve a riprodurre strumenti in scala – avverte -. Tutto quello che intaglio è frutto della mia mente, dei miei studi e delle mie mani. Inoltre uso materiali di pregio come il noce, il cirmolo, l’ulivo e il fragno pugliese: legni duri e resistenti. Le mie troccole hanno tratti spiccatamente barocchi, lo stile artistico predominante in Salento. La cozza San Giacomo ad esempio è presente sulla facciata della chiesa di San Cataldo ma anche sul prospetto del Palazzo Archita di Taranto».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il signore ci fa vedere a questo punto come si suona una troccola (vedi video). Posiziona così lo strumento in basso, quasi all’altezza dei piedi e con la mano destra lo ruota in senso alternato facendo battere le maniglie sul corpo in legno e producendo così un suono cupo e stridente.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Durante il triduo pasquale, quando le campane delle Chiese devono tacere, la troccola annuncia infatti i Misteri della passione con il suo crepitio. È un suono che scuote l’udito e lo spirito umano rompendo quel silenzio solenne che accompagna i riti che precedono la Pasqua. La tavoletta segna il ritmo e l’incedere delle processioni e rappresenta un richiamo alla penitenza e al raccoglimento spirituale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma le troccole non sono gli unici oggetti presenti nella bottega. L’ambiente è infatti colmo di stemmi araldici, croci e soprattutto statuette in legno che rappresentano i “perdoni”. Si tratta di sculture in legno in miniatura che riproducono la figura dei confratelli incappucciati che conducono la processione.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Solito li intaglia in ogni più piccolo dettaglio. Notiamo il camice bianco stretto in vita e sui polsi, il rosario nero con medaglie sacre e un crocifisso, la cinghia di cuoio nero che rappresenta la frusta che colpì Gesù, due scapolari recanti le scritte Decor e Carmeli ricamate in seta blu, un cappuccio bianco con due forellini all’altezza degli occhi, il cappello nero con nastro e i guanti in pelle bianchi. In mano i perdoni hanno poi una mazza chiamata “bordone” con la quale viene battuta la porta della chiesa alla fine della processione dei Misteri.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Anche Angelo da piccolo ha indossato l’abito del perdono peregrinando per le strade di Taranto, città che poi è divenuta musa ispiratrice delle sue opere lignee. «E nel 2017 ho anche suonato una mia troccola durante la Via Crucis - afferma con orgoglio  -. Uno strumento, la troccola, rappresentazione dell’esaltazione popolare tarantina, in cui si mescolano sacro e profano, fascino e spettacolo».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)

Nel video (di Federico Buongiorno e Gaia Agnelli) Angelo mostra come si suona una troccola:


 


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Siamo al civico 30 di via Masaccio a Taranto, nel quartiere dell’Ilva
Qui, in una cantinola di un complesso residenziale, opera il signor Solito
Entrando ci ritroviamo in un piccolo ambiente colmo di piccoli attrezzi, torni, seghe, mole, troncatrici...
...e manufatti in legno a carattere religioso...
...poggiati su tavoli, sedie o affissi alle pareti
Angelo sta lavorando
Solito crea nella sua bottega
Con la mazzuola stretta nella mano sinistra lo vediamo battere sulla sgorbia (un particolare scalpello)...
...incidendo una tavola di fragno pugliese
È alle prese con la riproduzione di una troccola appartenente alla chiesa di San Domenico di Taranto, commissionatagli da un fedele residente negli Stati Uniti
Il maestro ci mostra una troccola che è la riproduzione di quella realizzata per la chiesa del Carmine
Ha forma rettangolare, lunga 65 centimetri e larga 21...
...è di color noce, con intagli ornamentali a forma di spirale (chiamati “chiocciole”) e altri che rappresentano foglie d’acanto, cozze di San Giacomo e gigli
Presenta poi borchie e battenti a forma di maniglia in ottone nichelato
Ma le troccole non sono gli unici oggetti presenti nella bottega. L’ambiente è infatti colmo di stemmi araldici, croci e soprattutto statuette in legno che rappresentano i “perdoni”
Si tratta di sculture in legno in miniatura che riproducono la figura dei confratelli incappucciati che conducono la processione
Delle sculture che Solito intaglia in ogni più piccolo dettaglio



Caterina Palumbo
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Federico Buongiorno
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